Quando la luce si fa silenzio
Oltre lo spettacolo del tramonto, dove il paesaggio ci accoglie e ci sussurra: "tranquillo, sei al sicuro".
Esiste un momento, in montagna, che spesso viene ignorato. È quel tempo sospeso che segue le fiamme del tramonto e precede il buio assoluto della notte. Molti lo vedono come un segnale per affrettare il passo verso il rifugio o la macchina, come se la festa fosse finita. Lo chiamano crepuscolo, ma per me è il respiro profondo della terra prima di addormentarsi.
Mentre tutti cercano l’esplosione di colori, l’arancione che brucia e l’Enrosadira che infiamma le pareti rendendo la roccia simile a brace, io aspetto il momento in cui tutto si spegne, piano piano. È in quella transizione che il paesaggio smette di gridare la sua bellezza e inizia a sussurrarla. È un passaggio di testimone tra lo stupore e la confidenza.
Una luce gentile
Quando il sole scompare oltre la linea dell’orizzonte, la luce cambia natura: diventa gentile. Non proietta più ombre dure, non abbaglia, non impone una direzione allo sguardo. Si deposita sulle rocce, sulla neve e sugli alberi come una carezza, quasi a volerne smussare gli spigoli. È una luce che non vuole più essere protagonista, ma compagna di viaggio.
In quegli istanti, mentre le pupille si dilatano e i sensi si affinano, sento che il paesaggio cambia atteggiamento nei miei confronti. Non è più un soggetto da inquadrare, non è solo l’ambiente che mi ospita. Diventa una presenza che mi culla e mi abbraccia. Le creste, che fino a pochi minuti prima sembravano lame contro il cielo, ora appaiono come pieghe di una coperta immensa. È come se le valli volessero accompagnarmi verso il riposo, guidandomi con estrema delicatezza verso un silenzio che non è assenza di rumore, ma pienezza di pace.
“Tranquillo, sei al sicuro”
In quel blu che avanza, denso e vellutato, trovo un senso di sicurezza che non riesco a scovare altrove. Siamo stati abituati a pensare all’oscurità come a qualcosa di minaccioso, un luogo dove i contorni si perdono e i pericoli si nascondono. Ma il crepuscolo nella natura è l’esatto opposto: è il momento in cui la montagna ti dice: “Tranquillo, non c’è più nulla da cercare. Sei qui, sei al sicuro”.
In quel momento mi sono reso conto che esistono connessioni reali, quasi fisiche, con il paesaggio che ci circonda. È una forma di appartenenza che ci spoglia del superfluo e ci porta verso l’essenziale. Restiamo solo noi, nell’aria che si fa improvvisamente più fresca e pungente, immersi in odori puri che il sole della giornata aveva tenuto nascosti — il profumo della resina che si cristallizza, della pietra fredda, dell’umidità che sale dai prati. Ci si sente piccoli, sì, ma protetti, cullati tra un cielo che sfuma nel rosa e una terra che diventa ogni istante più blu.
Il tempio del riposo
Ho cercato di fermare questo sentimento in molte delle immagini che vedete qui. Dalle sinuose montagne del Nord, dove l’azzurro sembra eterno, alle nostre Dolomiti, che nonostante la loro imponenza monumentale sanno diventare incredibilmente dolci quando la luce le abbandona.
In questi momenti non serve correre. Non serve nemmeno parlare o giustificare la propria presenza con una prestazione fisica. Bisogna solo respirare allo stesso ritmo dei crinali, osservare il mondo che cambia colore e accettare l’invito della terra a lasciarsi accompagnare.
È il momento in cui il mio Lightbound Path smette di essere un sentiero da percorrere e diventa, finalmente, un luogo in cui sostare.
Buonanotte a chi sa ancora ascoltare il silenzio della luce.
— Elia





