Un vecchio saggio sul crinale
Le rocce e il tempo che attraversa il paesaggio. Primo capitolo della serie “Gli attori del paesaggio”
Da sempre la mia passione mi spinge a seguire la luce sui sentieri: lungo valli, fiumi, radure e crinali.
Quando un luogo mi colpisce, mi colpisce prima di tutto per la sua forma.
Per le linee.
Per il modo in cui la luce si posa su di esse.
Ma con il tempo ho iniziato a notare anche qualcos’altro.
Gli attori di quel luogo.
I protagonisti silenziosi del paesaggio.
Quelli che restano.
Io passo per un piccolo lasso di tempo.
Un tempo che vorrei sempre più lungo di quanto sia in realtà.
Loro invece sono lì da molto prima.
Con questa lettera inauguro una piccola serie che ho deciso di chiamare Gli attori del paesaggio.
E voglio iniziare con i più antichi.
Siamo su un crinale.
Il sole sta scendendo e la luce inizia a cambiare.
Il paesaggio prende forma.
Ogni elemento trova il suo posto nella scena.
Non ci sentiamo soli, anche se siamo gli unici animali presenti in quel momento.
Mi guardo intorno.
Vedo una figura scura.
Immobile.
Potrebbe essere solo uno sfondo.
Oppure il protagonista.
È lì da sempre.
Era lì quando io non potevo ancora camminare.
Era lì quando io non esistevo.
Forse era lì quando questo paesaggio era completamente diverso.
È un sasso.
Un monolite isolato.
Ma vista la sua storia, è importante dargli ascolto.





Penso tra me e me.
Quanti tramonti ha visto.
Quante albe.
Quante tempeste.
Forse ha visto anche le aurore.
Forse per secoli è rimasto sotto il ghiaccio.
E poi mi chiedo.
Perché è qui?
Da dove è arrivato?
È caduto dalla cima?
Quando?
Chissà.
Chissà quante persone ha visto passare.
Quanti passi su questo sentiero.
Quanti sguardi distratti.
E quanti invece pieni di stupore.
Mi piacerebbe poter guardare indietro nel tempo.
Vedere dove si trovava milioni di anni fa.
Che forma aveva.
In quale paesaggio viveva.
Le rocce sono i primi attori del paesaggio.
Le immagino come vecchi saggi.
Hanno visto così tante cose da avere una risposta per tutto.
E soprattutto la pazienza di aspettare il momento giusto per raccontarlo.
Un po’ le invidio.
Vivono da tanto tempo.
E continueranno a vivere quando noi non ci saremo più.
Noi attraversiamo il paesaggio per pochi anni.
Loro lo abitano.
Spesso, quando fotografo, un sasso solitario mi fa compagnia.
Mi piace pensare che stia osservando il tramonto insieme a me.
Io passo.
Lui resta.
E in fondo lo so.
Non sono io ad averlo incontrato.
Sono io a casa sua.
Ma in ogni caso, solitamente, mi trattano con gentilezza.
Grazie per aver camminato con me su The Lightbound Path.
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Davvero bellissime fotografie, complimenti