Una terra gentile
Appunti su un’attrazione che non so spiegare
Leggero. Tranquillo. In pace.
Il mondo dei sogni mi culla in maniera placida.
Non so bene cosa, ma probabilmente sogno armonia. Serenità.
Nel frattempo, la soffice tundra mi abbraccia.
Respiro: aria fresca. Pulita. Profumata.
Ascolto: il vento scuote piano le falde della tenda,
forse qualche uccello dal verso curioso,
forse un corso d’acqua,
forse il mare.
Apro gli occhi.
Il giallo filtrato dalla tenda.
È giorno, o forse lo è sempre stato.
Mi inginocchio. Apro appena la tenda per guardare:
attorno a me, pace.
Accendo il bollitore.
È il momento della prima gioia del mattino: il caffè solubile.
Non è espresso, ma mi piace.
Perché dura. Perché è lento da consumare
Perché permette al corpo di abituarsi al risveglio.
Nel frattempo mi guardo attorno.
Mi oriento.
Osservo le colline e le montagne in lontananza.
Uno scorcio in particolare mi attira.
Ha una forma interessante.
Inizio a fantasticare su come potrei raggiungerne la sommità.
La maggior parte delle montagne del grande Nord è così: curve gentili, forme armoniche, a misura d’uomo.
Le difficoltà sono soprattutto climatiche.
I contrasti di colore tra rocce, erba e cielo sembrano dipinti.
L’orientamento è fondamentale.
Non so cosa farò oggi.
Mi lascerò ispirare dal paesaggio.
So solo che dovrò camminare seguendo una valle,
cercando la traccia giusta.
Non sempre l’ambiente è facile.
Non sempre offre comodità.
Uscire dalla propria comfort zone può sembrare necessario.
La pioggia, la nebbia, il vento gelido…
possono diventare compagni di viaggio.
Il fango.
Un fiume insidioso da attraversare.
A volte i moscerini, altre una nevicata improvvisa.
E mentre cammino, un piccolo fiume sbarrava il passo.
L’acqua era gelida, il terreno scivoloso.
Per un attimo mi fermo. Osservo il flusso.
Poi trovo un punto più saldo.
Allungo il piede. Attraverso.
Il cuore batte un po’ più veloce.
Ma il paesaggio davanti mi sorride:
“Va bene. Puoi passare.”
Poi, in lontananza, una giovane renna ci osserva.
Si avvicina lentamente.
Si ferma. Ci fissa.
Faccio un passo…
E se ne va.
Senza fretta. Senza paura.
Curiosa, ma non disturbata. Solo interessata a quello che facciamo nel suo mondo.
Queste non sono prove di inospitalità.
Sono gesti di conoscenza reciproca.
La natura del Nord si presenta così com’è.
Senza filtri. Senza rassicurazioni. Senza promesse.
È un’entità sincera.
E proprio per questo non si nasconde dietro false presentazioni.
Solo così può capire chi sei.
E solo dopo averti conosciuto, può accompagnarti.
Non guidarti, ma lasciarti spazio.
Per conoscersi serve tempo.
Le amicizie vere nascono con pazienza.
Ma una volta che ci si è fatti conoscere, la natura del Nord ci ricambia con un legame profondo.
Ogni scorcio sembra uscito da una favola.
Un paradiso dove la natura è regina.
Tutto è lento. A cominciare dal sole.
Ben presto ci si rende conto che non è magia:
è questione di adattarsi al ritmo lento, al girovagare senza una meta precisa.
E una volta accettato, le cose migliori iniziano ad accadere.
Una luce spettacolare.
Una nuvola colorata accompagna l’osservare un nuovo punto di vista, finora sconosciuto.
Uno scorcio che ci costringe a fermarci, almeno per un po’.
Dobbiamo guardarlo.
Alcuni scorci sono armonia pura.
Troppo belli per essere ignorati.
Uno stimolo per gli occhi
un dovere per la mente: mantenerli immortali dentro di noi.
È per questo che ho iniziato a fotografare il paesaggio.
Per rendere infiniti quegli orizzonti.
Per riguardarli ancora e ancora a viaggio finito.
Ovunque io sia: a casa, al lavoro, nella sala d’attesa di un ufficio amministrativo, sul treno per un viaggio non voluto, in mezzo alla nebbia della Pianura Padana.
E ho capito che, per vivere davvero questi luoghi, bisogna portare dentro di sé un personaggio.
Un animale che viva nella natura insieme a noi.
Può essere una volpe, un orso, un cavallo… un uomo.
L’importante è entrare nel ruolo dell’esploratore lento.
Raggiungere le cime non per conquista, ma per osservare meglio gli orizzonti.
E camminare, sempre, lasciandosi guidare dal paesaggio.
E sebbene io sia orgoglioso delle nostre montagne, Alpi e Appennini, con i loro panorami spettacolari e le curve familiari, non sempre riesco a trovare un legame così profondo con la natura, soprattutto nelle zone più antropizzate.
Per questo le mie montagne italiane preferite sono proprio quelle meno turistiche:
Zoldo, nel cuore delle Dolomiti,
e le valli più remote dell’Appennino tosco-emiliano.
Qui il silenzio, il respiro degli alberi, la libertà dei pendii…
permettono di sentirsi davvero parte del paesaggio,
di vivere la montagna nella sua gentilezza,
come nel grande Nord.
Qui, tra fiordi, tundra e montagne gentili, la terra mi appare davvero gentile.
E qui, nelle vallate più nascoste delle Dolomiti e dell’Appennino, ritrovo lo stesso respiro,
la stessa armonia,
in un legame intimo e prezioso con la natura.
- Elia







